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sabato 24 gennaio 2026

Il Concerto a mare



Forse qualcuno ricorderà...
Nell'estate del 1958, corse voce che il famoso Lido delle Rose, stabilimento storico su palafitte che ancora oggi esiste a Marechiaro, avrebbe ospitato un'orchestra per omaggiare le nostre belle e antiche canzoni napoletane. si fecero i nomi di Nunzio Gallo, di Gloria Cristian, di Maria Paris e di altri cantanti dell'epoca. In quegli anni non c'erano tante distrazioni, e questa sembrò una bella occasione per raggiungere via mare questo concerto serale, gradevole e gratuito.

Da Donn'Anna e da Giuseppone arrivarono alcuni gozzi a motore e lance con fuoribordo che andarono ad ancorarsi a raggiera sotto al lido. Perfino una delle motobarche fece una corsa fuori programma trasportando dalla città gli appassionati delle canzoni napoletane. L'aria tiepida, l'odore delle alghe, la luna alta nel cielo, le persone sorridenti per questa "passeggiata" fuori programma sul mare, l'armonia di queste canzoni che conoscevamo tutti, contribuirono alla riuscita della serata.

Alla fine del concerto si vide una lunga processione di barche che, interrompendo a tratti la scia luminosa della luna, tornavano al loro approdo trasportando persone felici.



Il Lido delle Rose a Marechiaro, negli anni '50

mercoledì 19 marzo 2025

L'inverno

A Posillipo, l'inverno era considerato, ed era, un breve intervallo tra la stagione balneare terminata da poco, e la prossima in arrivo.
Tutti apprezzavano la nuova visione del mare, non più placido, ma burrascoso, diverso, affascinante.

C'era un rifiuto all'idea che potesse fare freddo, e infatti era raro vedere persone imbacuccate - al massimo coperte con una giacca a vento - anche perché, avendo incamerato tanto sole e tanto calore vivendo all'aria aperta durante la primavere e l'estate precedente, non recepivano il freddo. 

Nelle sere d'inverno mi piaceva tanto scendere a Giuseppone.

Ad ogni curva della strada l'odore della salsedine arrivava più forte ed invitante, specie quando c'era vento. E quando c'era vento, e si arrivava allo slargo con la fontanella, un lampione solitario, sospeso in alto, dondolava impazzito, come una campana senza batocchio, illuminando alternativamente la torre di Villa Volpicelli, il bar ormai chiuso di Rosaria, parte della darsena, la finestra di Giovannina.

La piazzetta era deserta. Il ristorante chiuso a sua volta; i pescatori si erano rintanate nelle loro piccole case. La città risultava illuminatissima, dietro ad un mare nero solcato in orizzontale da onde lunghe bordate di bianco, che smorzavano la loro corsa contro la scogliera e l'imbarcatoio, e si ritraevano rumorosamente trascinando un po' di sabbia e qualche ciottolo. 

Di giorno, invece, quando soffiava la tramontana, l'aria tersa sembrava di cristallo, e la cima del Vesuvio , a volte innevata, donava una pennellata di bianco che interrompeva tutti quei vari toni di blu, del cielo, della montagna e del mare increspato a scaglie d'argento. Era, come dicevo, una visione completamente diversa da quella estiva, quando all'imbrunire, sullo scivolo, erano tirati a secco i "canotti", che sarebbero stati affittati il giorno dopo. L'odore della nafta era sparito, ma la magia di quel posto, così intimo e particolare, continuava e continua ancora...




Il mare d'inverno a Giuseppone