Il primo evento catastrofico di cui ho memoria fu l'alluvione del Polesine.
Racconti, aneddoti e ricordi in una successione di atmosfere di un tempo, nelle storie e nei visi puliti della Posillipo a cavallo degli anni '50 e '60, nelle memorie di Maria Civita.
sabato 5 giugno 2021
La solidarietà
martedì 18 maggio 2021
Gli Scafi Blu
Eravamo una banda di ragazzini scalmanati.
Già noi della villa eravamo in sei, ai quali si aggiungevano gli ultimi quattro figli dei sette di Donna Rosa e Don Alfonso, custodi di Villa Fernandes, ma anche giù a Villa Gallotti c'erano altri nostri amici. Stavamo sempre insieme. e giocavamo nei viali e sulle terrazze. E dalle terrazze assistevamo al passaggio di motobarche, gozzi, dinghy e cutter.
domenica 4 aprile 2021
Il gelataio attore
Era un piacere entrare da Bilancione.
venerdì 19 marzo 2021
Don Lemporio
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| Foto di repertorio - dall'archivio dell'artista Vittorio Pandolfi |
lunedì 1 marzo 2021
Vincenzo "Manomozza"
Dignitoso fino all'ingenuità
Onesto. preciso, puntuale, affidabilissimo, diventò -come si diceva allora- l'uomo di fiducia dei Gallotti. Nutriva per loro una forma di venerazione, dovuta anche al rapporto cordiale che il Barone e i suoi figli instauravano e hanno sempre instaurato con i loro dipendenti.
Tramite l'interessamento della Regina Margherita, che quando era a Napoli veniva spesso ricevuta a Villa Gallotti, fu affidato alle cure del dottor Piromallo, che era allora in competizione con il famoso (e poi santificato) dottore Moscati, ma che niente poté per l'arto tranciato di netto.
E così per tutti, da allora, Vincenzo diventò "Vincenzo Manomozza".
Il Barone Gallotti, affranto dal dispiacere, si sentiva responsabile di questa sciagura, e gli offrì la casetta nella quale abitava a Giuseppone, più altri due piccoli appartamenti nella stessa palazzina. Ma Vincenzo non volle sentire ragioni. Rifiutò con veemenza, volendo orgogliosamente dimostrare che la responsabilità di questa sventura fosse soltanto sua, e desiderando scagionare completamente il suo datore di lavoro, che si era più volte opposto a questo intervento ritenendolo troppo rischioso.
Vincenzo non vedeva l'ora di riprendere a lavorare. Si costruì da solo una specie di manicotto come protesi per il moncherino, lasciando dei buchi al posto delle dita. Ad ogni buco corrispondeva un attrezzo: una lima, un piccolo martello, una raspa, un seghetto, che tirava fuori alternativamente con le dita superstiti dell'altra mano. Ricominciò a a lavorare al cantiere, e nonostante questa sua menomazione, si dedicò nel tempo libero al modellismo nautico. Riprodusse il Rex e l'Andrea Doria, e ricordo tuttora la fascinazione nel vederlo lavorare con tanta precisione.
Lo conobbi quando aveva più di cinquant'anni. Rimasto vedovo si era risposato, e veniva spesso dai Gallotti, ai quali era rimasto devotamente affezionato, accompagnato dalla sua bambina dagli incredibili occhi verdi. Continuò a lavorare al cantiere e ad organizzare il lavoro degli operai, anche quando i Gallotti cedettero la gestione. Quando il cantiere chiudeva andava a curare il suo pezzo di terra che tutti sapevano gli fosse stato donato "sulla parola" dal Re Vittorio Emanuele, che nel 1921 andò a vivere a Villa Rosebery. Con l'aiuto della moglie Concettina, in questo terreno abbandonato Vincenzo riuscì a coltivare cicoria, nespole, prugne, e addirittura tre filari di uva. All'interno di esso c'era una stanzetta con un focolare, e fuori una grande vasca per l'acqua piovana.
Il Re, che dal muro di cinta vedeva quest'uomo lavorare la terra, gliela donò, anche se non faceva parte della villa Rosebery (che comunque non era tecnicamente sua), e tutti hanno sempre apprezzato la buona volontà, e la capacità di Vincenzo di riscattarsi con il lavoro dalla sua menomazione. Ma un brutto giorno, un Ente morale accampò dei diritti di proprietà su quel terreno e intentò causa. A nulla valsero le testimonianze dei pescatori di Giuseppone (alcuni testimoni del "dono"), e neppure l'usucapione, che per pochi giorni non raggiunse i termini stabiliti. Per Vincenzo fu un brutto colpo.
Era ormai anziano. Aveva l'incarico di aprire e richiudere i cancello del cantiere.
Una sera, mentre si accingeva a mettere la catena e a chiudere il catenaccio, si presentarono l'onorevole Leone (che in seguito sarebbe diventato Presidente della Repubblica) e la moglie, esprimendo il desiderio di visitare le grotte. Vincenzo si mise a disposizione e li accompagnò. Dopo averlo ringraziato, Leone, sul punto di andarsene, chiese a Vincenzo per chi avrebbe votato, e lui, ingenuo e sincero, memore dei suoi "trascorsi" con i reali, rispose : "Dottò, io sono e sarò sempre monarchico!".
Non era certamente la risposta che il senatore si sarebbe aspettato di ascoltare.
Più tardi, quando i Leone erano ormai andati via, Ciro, portiere del parco, si fermò, con tono allusivo, a parlare con Vincenzo.
"Viciè, allora? E' gghiuta bbona 'a visita?"
-"Nun se ne jevano cchiù, l'aggio cuntato 'nu cuofano 'e cose!"
"E allora t'ha lassato 'na bella regalìa, eh?"
-"No! Pecchè, dice che m'avevano lassà coccosa?"
"Ma comme? Nun t'hanno lassato niente?"
-"No!"
"Cose 'e pazze! E che t'ha ditto 'o senatore?"
-"Niente, me ringrazziaje... Po' vuleva sapè je pe' chi vutavo."
"E tu nun haje ditto: "Democristiano!" ?
"Viciè, tu ancora staje appriesso a 'stu rre? E chillo perciò nun t'ha lassato niente! Tu staje dinto 'a luna!"
martedì 9 febbraio 2021
L'Ostricaro
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| Il banchetto dell'ostricaro a Giuseppone a Mare - Foto archivio Gennaro Improta fornita da Lello Vigilanti |
domenica 7 febbraio 2021
Un po' di spese a Posillipo
I Posillipini "scendevano" a Napoli solo se costretti dalla necessità.
Si andava in città per lavoro, per pratiche legali, per operazioni bancarie, per visite mediche, per spese di abbigliamento, per acquisti di elettrodomestici.
I ragazzini dopo la scuola elementare "espatriavano" verso la Fiorelli, non esistendo a Posillipo una scuola media e solo così prendevano contatto con la realtà della città.
In effetti dal Capo a Largo Donn'Anna non mancava niente di essenziale. Dal Casale a Piazza San Luigi erano presenti 3 farmacie, 2 pompe di benzina. 3 bar, 4 salumerie, 2 macellerie, una merceria, un fabbro, un barbiere (Don Ciccio, chiamato Acquacalda), una ricevitoria del lotto, un bravissimo ciabattino chiamato "il Tenore" perché cantava ai matrimoni, la cartoleria emporio di Don Luigi e Donna Filomena, che si occupavano anche di raccogliere gli indumenti per conto di una lavanderia, due chiese e due chioschi di giornali.
Per la frutta, la verdura e il pesce, ognuno aveva il suo fruttivendolo e il suo pescatore di fiducia a cui rivolgersi.
Da San Luigi a Palazzo Donn'Anna, oltre all' Elettroforno, una latteria, una polleria, un'altra chiesa, un vinaio (o meglio vini e olii), la piccola ed efficientissima sede del Municipio dove ricordo il direttore , il dottor Lieto, gentile e simpaticissimo; ancora una merceria, un gommista, un altro tabaccaio, una parrucchiera, l'officina di Ninotto.
Il Largo Donn'Anna era già più "urbanizzato", in quanto esisteva un ufficio postale con solo due sportelli, dove gli anziani andavano a ritirare la pensione, dove si pagavano le bollette, dove si spediva la posta. Era un ufficio piccolissimo (attualmente al suo posto c'è il bar Moccia) dove l'attesa era piuttosto lunga, ma ampiamente mitigata dalla visuale fantastica che si godeva dalla finestra che dava sulla spiaggia dei bagni Donn'Anna e Elena e su tutto il golfo. E poi... quando mai i Posillipini hanno avuto fretta?
Era l'occasione per salutarsi, per scambiare due chiacchiere. Fuori alla Posta c'era il "nostro" Menichiello. Frutta e verdure scelte, turgide e coloratissime, affollavano il marciapiede. I fratelli Tremolaterra, Gigione e Salvatore, cortesissimi e sorridenti, accontentavano tutti illustrando la bontà della loro merce e delle loro primizie. Gigione era un pezzo d'uomo con gli occhi azzurri. Andava a fare le consegne con una Giulietta chiara. Salvatore, dolcissimo, alto e magro, lo aspettava nel negozio.
A Donn'Anna c'era un'altra ricevitoria del lotto, un piccolissimo negozio dove Strato vendeva le scarpette per i bambini, ancora una macelleria, ma poi c'era l'Emporio della famiglia Sisimbro.
Edicola, tabaccheria, cartoleria, vendite di detersivi, giocattoli, articoli per la pesca, maglieria intima, calzini... e certamente ho dimenticato qualcosa.
Si era accolti dalla signora Sisimbro e dal marito, dai figli Eugenio con la moglie Lucia, e Antonio con la fidanzata Antonietta. Antonio, rapidissimo a fare i conti, Antonietta con un'unica treccia bionda, Lucia con i profondi occhi neri, Eugenio cortese e svelto. Fare la spesa da loro era un piacere. Se avevi bisogno di qualcosa che in quel momento non era in negozio te la procuravano, e siccome tutti si fermavano da loro, potevi chiedere informazioni di persone che avevi perso di vista ma sapevi fossero loro clienti.
Il Largo Donn'Anna per i Posillipini rappresentava le "Colonne d'Ercole", mentre la Torretta a Mergellina con il mercatino, le bancarelle, il traffico, e il ritmo accelerato, poteva definirsi l'avamposto della città.
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| Palazzo Donn'Anna e la Costa - foto di CARLOM |











