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| Il banchetto dell'ostricaro a Giuseppone a Mare - Foto archivio Gennaro Improta fornita da Lello Vigilanti |
Racconti, aneddoti e ricordi in una successione di atmosfere di un tempo, nelle storie e nei visi puliti della Posillipo a cavallo degli anni '50 e '60, nelle memorie di Maria Civita.
martedì 9 febbraio 2021
L'Ostricaro
domenica 7 febbraio 2021
Un po' di spese a Posillipo
I Posillipini "scendevano" a Napoli solo se costretti dalla necessità.
Si andava in città per lavoro, per pratiche legali, per operazioni bancarie, per visite mediche, per spese di abbigliamento, per acquisti di elettrodomestici.
I ragazzini dopo la scuola elementare "espatriavano" verso la Fiorelli, non esistendo a Posillipo una scuola media e solo così prendevano contatto con la realtà della città.
In effetti dal Capo a Largo Donn'Anna non mancava niente di essenziale. Dal Casale a Piazza San Luigi erano presenti 3 farmacie, 2 pompe di benzina. 3 bar, 4 salumerie, 2 macellerie, una merceria, un fabbro, un barbiere (Don Ciccio, chiamato Acquacalda), una ricevitoria del lotto, un bravissimo ciabattino chiamato "il Tenore" perché cantava ai matrimoni, la cartoleria emporio di Don Luigi e Donna Filomena, che si occupavano anche di raccogliere gli indumenti per conto di una lavanderia, due chiese e due chioschi di giornali.
Per la frutta, la verdura e il pesce, ognuno aveva il suo fruttivendolo e il suo pescatore di fiducia a cui rivolgersi.
Da San Luigi a Palazzo Donn'Anna, oltre all' Elettroforno, una latteria, una polleria, un'altra chiesa, un vinaio (o meglio vini e olii), la piccola ed efficientissima sede del Municipio dove ricordo il direttore , il dottor Lieto, gentile e simpaticissimo; ancora una merceria, un gommista, un altro tabaccaio, una parrucchiera, l'officina di Ninotto.
Il Largo Donn'Anna era già più "urbanizzato", in quanto esisteva un ufficio postale con solo due sportelli, dove gli anziani andavano a ritirare la pensione, dove si pagavano le bollette, dove si spediva la posta. Era un ufficio piccolissimo (attualmente al suo posto c'è il bar Moccia) dove l'attesa era piuttosto lunga, ma ampiamente mitigata dalla visuale fantastica che si godeva dalla finestra che dava sulla spiaggia dei bagni Donn'Anna e Elena e su tutto il golfo. E poi... quando mai i Posillipini hanno avuto fretta?
Era l'occasione per salutarsi, per scambiare due chiacchiere. Fuori alla Posta c'era il "nostro" Menichiello. Frutta e verdure scelte, turgide e coloratissime, affollavano il marciapiede. I fratelli Tremolaterra, Gigione e Salvatore, cortesissimi e sorridenti, accontentavano tutti illustrando la bontà della loro merce e delle loro primizie. Gigione era un pezzo d'uomo con gli occhi azzurri. Andava a fare le consegne con una Giulietta chiara. Salvatore, dolcissimo, alto e magro, lo aspettava nel negozio.
A Donn'Anna c'era un'altra ricevitoria del lotto, un piccolissimo negozio dove Strato vendeva le scarpette per i bambini, ancora una macelleria, ma poi c'era l'Emporio della famiglia Sisimbro.
Edicola, tabaccheria, cartoleria, vendite di detersivi, giocattoli, articoli per la pesca, maglieria intima, calzini... e certamente ho dimenticato qualcosa.
Si era accolti dalla signora Sisimbro e dal marito, dai figli Eugenio con la moglie Lucia, e Antonio con la fidanzata Antonietta. Antonio, rapidissimo a fare i conti, Antonietta con un'unica treccia bionda, Lucia con i profondi occhi neri, Eugenio cortese e svelto. Fare la spesa da loro era un piacere. Se avevi bisogno di qualcosa che in quel momento non era in negozio te la procuravano, e siccome tutti si fermavano da loro, potevi chiedere informazioni di persone che avevi perso di vista ma sapevi fossero loro clienti.
Il Largo Donn'Anna per i Posillipini rappresentava le "Colonne d'Ercole", mentre la Torretta a Mergellina con il mercatino, le bancarelle, il traffico, e il ritmo accelerato, poteva definirsi l'avamposto della città.
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| Palazzo Donn'Anna e la Costa - foto di CARLOM |
sabato 9 gennaio 2021
Il libro dei Racconti di Giuseppone
Dopo tanti anni, tanti racconti e tante richieste, è finalmente uscito il libro dei Racconti di Giuseppone.
E' possibile ordinarlo su Amazon, a questo link, e riceverlo in pochi giorni a casa.
"Storie, ritratti, ricordi di mare, persone e luoghi, in una Napoli ormai scomparsa. In una carrellata di racconti, le vite di un piccolo borgo sul mare, quello di Posillipo, un vero e proprio "villaggio" con le sue consuetudini, i suoi personaggi, le sue tradizioni. Un mondo fatto di rispetto, gentilezza e una invidiabile serenità -nonostante condizioni economiche non sempre floride-, di bei sentimenti, di persone che hanno lasciato ricordi struggenti e a volte comici, in un luogo di enorme bellezza. Un tempo che sembra lontanissimo, ma che si svela agli occhi del lettore trascinandolo in quell'atmosfera dalle tinte pastello che Maria Civita riesce a dipingere in poche righe. Pescatori, posteggiatori, baroni e venditori ambulanti, signori e scugnizzi, marinai e villeggianti, si alternano nei racconti formando un ecosistema perfettamente integrato, sullo sfondo degli avvenimenti di un'epoca (gli anni '50 e '60) che vede ancora Napoli come una capitale culturale. Una città operosa, vivace e piena di vita, lontana dai ritmi frenetici della nostra contemporaneità, che viene raccontata dal punto di vista di un quartiere periferico affacciato sul mare."
venerdì 8 gennaio 2021
Il Pittore
Fra gli anni '50 e '60 a via Chiaia, dove attualmente ha sede la filiale di una banca, esisteva una galleria d'arte. Era molto frequentata. Tutte le persone che facevano compere, allora si diceva commissioni, si fermavano a dare un'occhiata. A volte si trovavano occasione di tele del primo '900, a volte veniva esposto un mix di autori emergenti, altre volte una personale di un pittore contemporaneo.
Paesaggi, marine, barche tirate a secco, qualche ritratto, fiori, erano i soggetti ricorrenti.
Spesso l'artista che esponeva la sua personale era presente, e sedeva ad una scrivania in fondo alla stanza insieme al curatore della galleria. Si capiva dalla sua tensione che l'autore delle opere fosse proprio lui. Orecchiava per sentire i commenti, e scrutava i visi di chi osservava le sue tele, desiderando scorgervi un cenno di apprezzamento.
Una volta ci fu un pittore, dall'aria spocchiosa e dal baffetto supponente, che girava invece tra i visitatori pavoneggiandosi fra le sue "opere" che erano assolutamente fuori dagli schemi consueti.
Erano infatti tele astratte, con abbinamento di colori sgradevoli e luoghi di fantasia da interpretare. Il pubblico entrava e usciva rapidamente dalla galleria, non mostrando alcun interesse, anzi meravigliandosi per questa mostra, che in un certo senso squalificava le scelte precedentemente oculate effettuate dal gallerista.
Entrò finalmente una coppia che sembrava interessata. Un uomo corpulento, con la moglie vivace e minuta, si soffermarono davanti a un quadro, osservandolo a lungo. Poi passarono avanti, tornarono al quadro di prima. Lo osservarono da lontano... Il pittore, ringalluzzito, si presentò. Il signore, lasciato il braccio della moglie, chiese spiegazioni sul significato del primo quadro:
"Scusate, ma quella macchia nera che rappresenta?"
- "Ah! quello è il sole!"
- "Il sole? Ma quello è nero!?"
- "Sì, ma io lo vedo così! " - asserì gongolante e pieno di sè il pittore.
- "E scusate, e quelle macchie viola in quella striscia gialla?"
- "Ah... Quelli sono gli alberi, e quella che lei chiama "striscia gialla" è un fiume"
- "Gli alberi viola? Il fiume giallo?" - chiese sbigottito il signore.
E l'autore , con sufficienza, rispose:
"Cosa vuole... Io li vedo così!"
Allora il visitatore della mostra non ne potè più e rispose:
"E vuje co' ll'uocchie 'e chesta manera ve mettite a ffà 'o pittore!?"
E, irritato, convinto di essere stato preso in giro, uscì dalla galleria, tirato per un braccio dalla moglie.
mercoledì 28 ottobre 2020
Pietrasalata
lunedì 28 settembre 2020
Il Mausoleo
E' questa una costruzione voluta da Matteo Schilizzi, imprenditore livornese residente a Napoli, il quale voleva farne una tomba per sé e la sua famiglia. Certamente la mania di grandezza non gli mancava!
La costruzione fu iniziata nel 1883.
Nel 1921 il comune di Napoli, che cercava un reliquiario per i caduti della guerra, ne propose la vendita e lo acquistò dagli eredi Schilizzi.
Il Mausoleo si raggiunge attraverso un lungo scalone, ai lati del quale due viali paralleli confluiscono in un ampio spazio sul quale poggia la chiesa.
Si tratta di una costruzione strana, maestosa e severa, molto eclettica e con stile egizio.
Quando ero ragazza frequentavo spesso il Mausoleo.
Nella giornata delle forze armate, drappelli di carabinieri, bersaglieri e altre armi, in rappresentanza dei caduti, prendevano posto in chiesa alle spalle dei parenti degli eroi ai quali si rendeva onore.
Venivano deposte sull'altare corone e cuscini di fiori con il nastro tricolore. Nei momenti solenni della messa, un comando secco e imperioso gridava "AT-TENTI!" e i tacchi di tutti i soldati risuonavano all'unisono.
Si usciva dal Mausoleo con un vago senso di commozione, che veniva però mitigato dalla visione che si godeva dall'ampio spazio prospiciente l'ingresso del Sacrario.
Da quella prospettiva, infatti, al di sopra dei pini di villa Caflish , l'isola di Capri, illuminata dal sole, sembra galleggiare nel golfo e non si può essere tristi a lungo di fronte a tanta bellezza.
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Foto da "Posillipo", Renato de Fusco -Electa Nspoli
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| foto da "Posillipo nell'800" ,Valentina Gison - Clean Edizioni |
giovedì 24 settembre 2020
Giovannina e il pignatiello
Sempre vestita di nero, con degli abiti fin sotto il polpaccio, le pantofole di feltro nere anch'esse, i capelli corvini lunghi e raccolti a crocchia sulla nuca, faceva parte del paesaggio di Giuseppone.
Era la sorella del proprietario del ristorante.
Al piano terra c'era il suo piccolo balcone, alle spalle della fontanella alla quale ci siamo sempre fermati tutti per bere, per sciacquarci i piedi, addirittura a volte da ragazzini accovacciandoci per fare la doccia.
Era lì, perennemente affacciata, con il rosario in una mano e un bicchiere vuoto nell'altra, occupando con la sua mole tutta la finestra che le faceva da cornice.
Chiamava chiunque passasse di fronte al suo balcone, e garbatamente lo pregava di riempire con l'acqua della fontana il bicchiere o a volte anche una bottiglia.
Mi voleva bene, e gliene volevo anche io.
Una volta mi regalò in gran segreto un pignatiello di ceramica (era uno di quelli nei quali al ristorante Giuseppone venivano serviti i polpetielli) che nel suo ricordo conservo ancora gelosamente.












