sabato 4 marzo 2023

La Birreria Marchese

A Piazza Sannazaro, alla destra della galleria venendo dal viale Gramsci, che una volta si chiamava viale Elena, esisteva una birreria. Una targa rettangolare scura, posizionata in verticale, rappresentava un cameriere con i capelli e il camice bianco con cravattino nero che reggeva in mano due boccali di birra traboccanti di spuma. Non poteva passare inosservata, ed era il richiamo per la Birreria Marchese.
Era questa allocata in un piccolo vano, e dall'esterno si vedevano sulla destra degli enormi distributori di birra che veniva servita alla spina. Il proprietario, il signor Marchese, aveva due figlie, due belle ragazze, una bionda e una bruna. La bionda, forse più grande, più sicura di sé, riempiva velocemente i boccali all'interno del locale; la bruna, più timida, prendeva le ordinazioni per le caponate che si gustavano fuori, all'aperto, sui tavolini pieghevoli a listelli di legno che occupavano i pochi metri liberi avanti all'ingresso del locale. 
Le "marchesine" erano ragazze serie, che tenevano a bada con ferma cortesia i giovanotti e i loro sguardi di ammirazione.

Avevo forse sedici anni, quando insieme ai miei compagni di comitiva ci spingemmo fino a Mergellina, dove per la prima volta assaggiai un bicchiere di birra, trovandolo amaro e non capendo, allora, come potesse piacere.
Passammo poi fra i tavolini, dove persone semplici e pescatori apprezzavano freselle rotonde con il buco al centro, inumidite per spugnarle e condite con pomodoro fresco, insalata verde, rucola, olive nere, olio e acciughe.
Ricordo che comprammo l'altra specialità della birreria: i taralli napoletani -quelli con la sugna, il pepe e le mandorle- che andammo a rosicchiare affacciandoci sulla spiaggetta di Sermoneta, per poi raggiungere la fermata del filobus che ci avrebbe riportato a casa.






mercoledì 14 dicembre 2022

I Lignano seniores. Le vacanze serene di una coppia affiatata

Dedicato a Marco, Alberto, Irene, Silvana e Nando


Marito e moglie, posillipini autentici.
A metà mattinata scendevano a Riva Fiorita con la loro utilitaria e la riponevano nella grotta-parcheggio dove l'avrebbero ritrovata fresca al loro ritorno.
Il marito prendeva dall'auto la tanica con la nafta e si recava da Zì Rafele, che lo aspettava sulla banchina a fianco alle docce per consegnargli i remi e l'ancora che aveva custodito in una delle cabine sotto la terrazza, e poi lo traghettava sulla barca. La signora, intanto, si era recata sulla spiaggia, e salutava innanzitutto sua figlia, il nipotino e il genero, che invece scendevano a mare la mattina presto. Poi c'era un rapido giro di saluti a tutta la prima fila di ombrelloni, impiantati quasi sul bagnasciuga.
Intanto suo marito, con un pantaloncino candido e un cappello bianco di stoffa con le falde, dopo aver travasato la nafta nel serbatoio del fuoribordo, e aver fatto partire il motore, sganciava la cima dal passacavi e prelevava dalla spiaggia la moglie e il nipote.
Il ragazzino biondo, longilineo, con una perfetta abbronzatura dorata, raggiante di felicità raccoglieva maschera e pinne e saliva sulla barca del nonno. Sapeva che, superata la scogliera di villa Rosebery, seduto accanto al papà di sua madre, questi gli avrebbe permesso di tenere il timone. La nonna, liberatasi dalla vestaglietta di cotone, sedeva beata a prua nel suo costume nero. Passavano lentamente sotto costa, accompagnati dal lieve borbottio del fuoribordo, e godevano appieno la "bella giornata" di cui parla La Capria.
Uno, due, tanti bagni, dove più gradivano, e tappa nella calma baia di Trentaremi per uno spuntino portato da casa. 
Nel percorso inverso spesso arrivavano fino a palazzo Donn'Anna, e rientravano poi appagati e trionfanti nel porticciolo di Riva Fiorita. Una volta arrivati a casa, mentre stendevano ad asciugare i teli e i costumi dopo averli sciacquati, si affacciavano al balcone per vedere di nuovo il mare, perché ai posillipini veri il mare... Non basta mai.





lunedì 7 novembre 2022

Nostalgia

A Posillipo, sia in estate che in inverno dormivo con la finestra aperta.

L'aria pura mi portava odore di mare, di salsedine, di resina, dei gerani della ringhiera, dei gelsomini della terrazza. Il mio olfatto allenato, fra tutti questi profumi, percepiva perfino l'odore ormai familiare del tufo umido delle grotte sulle quali si ergeva la villa. 
Quando c'era vento sentivo gli alberi che ondeggiavano cigolando, e già sapevo che l'indomani avremmo trovato nei viali tante pigne cadute insieme ai ciuffi più teneri degli aghi di pino.

Alle sette Michele il portiere faceva il giro delle case e ci portava il pane e il giornale. Poi iniziava il passaggio degli operai che scendevano in fila indiana lungo le strette scalette che portavano al mare. Tutti loro raggiungevano il cantiere tagliando per Villa Gallotti, anziché per la discesa di Giuseppone, che avrebbe allungato di parecchio il loro cammino.
Intanto i pescatori con i gozzi, i cui motori sembravano borbottare nel silenzio, si ritiravano dalla pesca notturna ed erano sempre seguiti da uno stormo di gabbiani che faceva in aria un allegro girotondo attorno alla poppa. 
Altri gabbiani volteggiavano in alto, emettendo grida rauche, e a seconda dell'inclinazione del loro volo, macchiavano momentaneamente di bianco e di grigio il cielo turchino.

Il Vesuvio come sempre si manifestava nella sua imponenza e nella sua maestosità. 
Con questi ritmi, con questa armonia, con tutta questa bellezza, aveva inizio un'altra giornata.

Riva Fiorita in una cartolina degli anni '60. In alto a Sinistra Villa Fernandes - Foto da Internet


sabato 8 ottobre 2022

Il Cinema Posillipo

Nel 1961, a Posillipo ci fu una grossa novità.

Di fronte a villa Costa, accanto all'edicola di Antonio il giornalaio, si vedevano da mesi lavorare degli operai nella campagna sotto la strada. Le persone erano piuttosto incuriosite, finché qualcuno azzardò che stessero costruendo nientemeno che un cinema.
I posillipini non erano molto cinefili, anche perché allora andare al cinema significava "scendere a Napoli", e la pigrizia aveva spesso il sopravvento. La sala cinematografica più vicina era il Maximun, nella traversa di fronte agli imbarchi degli aliscafi a Mergellina, e quando un film riceveva vari commenti positivi dalla critica, ci si accontentava a volte di vederlo lì, anche se in terza visione.

Dopo qualche tempo arrivò effettivamente il giorno dell'inaugurazione. 
Il Cinema Posillipo dalla strada non si vedeva. Si varcava un cancello e a sinistra due rampe di scale portavano giù al minuscolo botteghino e a quattro file di seggiolini nascosti da una pesante tenda, che formavano il loggione; scendendo ancora si arrivava alla sala. Dietro al vetro del botteghino si alternava la coppia dei proprietari, ed era sempre presente un bel gattone bianco con un fiocco rosso. 
Il cinema era stato costruito su tre terrazzamenti della campagna sottostante via Posillipo, lo schermo si trovava al centro di due enormi vetrate, dalle quali si vedevano i grossi tronchi di due giganteschi pini (fortunatamente risparmiati dai lavori), mentre le loro cime svettavano ben oltre la costruzione. Il tutto era molto scenografico, ma in estate la luce eccessiva del tramonto (ora della prima proiezione) disturbava la visione dello schermo; mentre in inverno i due finestroni, anche se venivano chiusi, lasciavano passare spifferi e gelo.
Il cinema non era mai affollatissimo, ma incontrò anche perché proiettava anche film classici che alcuni potevano avere piacere di rivedere, o film leggeri per sorridere, o western. L'atmosfera era familiare e casareccia.
Si andava al cinema senza cambiarsi d'abito, a differenza di come si sarebbe fatto in città. I più freddolosi in inverno portavano un plaid da poggiare sulle gambe, per ripararsi dal freddo; qualcuno si presentava addirittura con la borsa dell'acqua calda. Altri provvedevano a portare da casa dei cuscini da adattare sugli scuri, scomodissimi sedili in legno dalla seduta ribaltabile. 
C'era una signora che abitava di fronte al cinema, che fra il primo e il secondo tempo del film correva a casa a spegnere il forno dove aveva messo a cuocere la cena, e si raccomandava di aspettarla per riprendere la proiezione. E l'aspettavano!
Lei, trafelata, ritornava ringraziando tutti.

Un'altra volta, in estate, mi trovai con due sorelle che dopo il film dovevano andare a una cena. Vennero al cinema con due fazzolettoni che coprivano le loro teste piene di bigodini. Nelle due ore di proiezione i capelli si sarebbero asciugati da soli. 

Ricordo la maschera: un signore alto, magro, pelato, con la faccia lunga e gli occhi vicini vicini. Gentilissimo, faceva entrare in sala se c'era da fare una imbasciata urgente a qualcuno degli spettatori, che risultava presente perché aveva lasciato la macchina fuori.

Che tempi irripetibili... 

Il cinema Posillipo - foto da internet


sabato 17 settembre 2022

Le maree

Sono sempre stata attratta dal fenomeno delle maree. 
Ho studiato, come tutti, la teoria secondo la quale queste dipendano dalla forza gravitazionale che esercitano la luna e il sole sulla terra. 
Confesso, a mio scorno, di non aver mai ben capito, né approfondito le spiegazioni in materia, pur supportate dagli studi di emeriti scienziati.
Ho sempre voluto considerare come qualcosa di misterioso e magico quei periodici e regolari cambiamenti del livello del mare. 
La mia esperienza diretta di semplice spettatrice, può riferirsi soltanto alla bassa marea, quando gli scogli sotto casa, che al mattino erano completamente sommersi, all'imbrunire apparivano diversi. Il mare calmo impercettibilmente si ritirava. La risacca perdeva forze e indietreggiava lentamente riducendo la sua ampiezza. 
Le chiane, non più completamente coperte dal mare, affioravano mostrando dei piccoli avvallamenti come minuscole pozzanghere, nelle quali pesci microscopici e rapidissimi si inseguivano per gioco. Ciuffetti di alghe emersi anch'essi, profumavano l'aria di mare e di sale. Nell'immergersi per fare il bagno l'acqua era tiepida e molle, e si aveva l'impressione che fosse più densa rispetto al mattino. Una scia indolente e lenta seguiva le barche a motore che si ritiravano. Nel successivo silenzio, uno sciabordio leggero faceva un rumore delicato, accarezzando le fiancate dei "canotti" ancorati per la notte, che dondolavano appena. 
Il mare placido respirava piano, inducendo a una pace interiore. 
Più tardi, dall'alba in poi, l'alta marea avrebbe pian piano rimesso le cose a posto... E tutto sarebbe ricominciato.

Le maree, alla nostra latitudine comportano una variazione di altezza di un metro circa
(A Mont Saint-Michel e a Saint-Malo fino a 15 metri) dandosi un graduale cambio entro le dodici ore. 

Una delle "chiane" a Marechiaro - foto di Riccardo Vosa


venerdì 22 luglio 2022

Il Lido Militare

Ci fu un anno in cui tardammo a trasferirci a Posillipo per la villeggiatura.
La scuola era finita, le giornate erano lunghe, calde e splendide, e il richiamo del mare per me era irresistibile.
Credo di aver avuto allora otto anni, quando mia nonna, moglie di un ufficiale di Marina, mossa a compassione, accettò di accompagnarmi a Miseno, usufruendo così per la prima volta dell'opportunità che veniva concessa alle famiglie dei militari, quella di trascorrere le giornate al mare, con il trasferimento che veniva effettuato tramite camion messi a disposizione direttamente dal comando.

Allora le macchine erano rarissime, e uscire dalla città rappresentava un'avventura straordinaria. Il camion militare che ci portò al mare era un mezzo telonato, con un telo bianco e doppio. 
Noi bambini, intimoriti ed eccitati, salimmo la scaletta esterna e prendemmo posto sulle panche laterali in legno. C'erano 5 o 6 camion uguali, parcheggiati in fila davanti al palazzo Salerno. Partirono tutti insieme in colonna, trasportando bambini felici. Avemmo modo di vedere per la prima volta Pozzuoli, la via per Miliscola ombreggiata dai pini. 
Da Lucrino in poi, fino a Baia e Bacoli, tante, ma tante piante di oleandri bianchi e rosa, alternati.

Giunti a Miseno, il pezzo di spiaggia dato in concessione alla Marina ci sembrò enorme.
Ci accolsero dei marinai. Gli ombrelloni e le sdraio tutte uguali e allineate, poggiavano sulla rena rastrellata di fresco e ancora umida.
Non gradii molto la sabbia, perché ero abituata agli scogli di Posillipo, ma la giornata era talmente bella e luminosa e la gita "fuori porta" così coinvolgente che accettai volentieri la novità, e giocai a lungo con questi nuovi amichetti. 
Durante il ritorno a Piazza Plebiscito, dopo una giornata di sole, all'aria aperta, i bambini più piccoli si addormentarono, e sorridevano nel sonno.




sabato 2 luglio 2022

Grottaromana

Probabilmente sarà stata una grotta preistorica, poi diventò sacro tempio romano. 

Con la strada voluta da Murat, che portò successivamente alla costruzione delle ville a mare, fu riscoperta e valorizzata. 
La si raggiungeva dalla strada dopo aver varcato un cancello e vi si accedeva scendendo scalini e vialetti stretti ai lati dei quali fiorivano piante spontanee. Davanti alla grotta, una piattaforma un po' alta sul mare rappresentava l'arrivo e da lì la vista spaziava godendo la bellezza del golfo. Si pensò di farne uno stabilimento balneare, e in effetti per anni fu frequentato dalla buona borghesia di Napoli. Le piante incolte furono sistemate e su ogni scalino per scendere fino al mare furono posti dei vasi con gerani rossi. 
Il lido era accogliente, dotato dell'unico trampolino di Posillipo, costruito in punta alla piattaforma. 
A nuoto o in barca, quando eravamo ragazzini, ci recavamo a frotte a Grottaromana, salivamo di nascosto la scaletta, ci infiltravamo tra i bagnanti paganti e provavamo l'ebbrezza di un paio di tuffi, spesso interrotti dal fischietto del bagnino che ci aveva scoperti.

A Grottaromana la sera si ballava: qualche orchestrina, un paio di cantanti, il mare, la luna, le stelle...

Poi a Posillipo, a Marechiaro, a Lucrino, arrivarono gli americani.
Verso la metà degli anni '50 gli Stati Uniti erano considerati modello di prosperità e di ricchezza in tutto il mondo, e la presenza di questi nuovi ospiti incuriosì e portò un'assoluta ventata di novità che alterò il ritmo tranquillo degli autoctoni e dei villeggianti di Posillipo. 
Gli americani scoprirono il dancing di Grottaromana, e così le orchestrine improvvisate furono rapidamente sostituite da musicisti e jazzisti famosi.

I ragazzi di Piazza San Luigi trascorrevano le serate sul muretto fuori al cancello del dancing, e ci raccontavano di aver visto entrare a ballare Jane Mansfield, Ernest Hemingway, Farouk d'Egitto (che ogni estate veniva a Napoli e parcheggiava il suo yacht fuori via Caracciolo), Clark Gable con una giovanissima Sophia Loren, allora agli esordi, Ester Williams.
Frequentavano di sera Grottaromana anche gli scrittori allora di grido: Domenico Rea, Raffaele La Capria, Michele Prisco, Mario Pomilio (che ebbi poi la fortuna di avere come professore di Lettere al Mercalli). Anche Lucky Luciano, boss della mafia d'Oltreoceano, dopo aver aver scontato in America la sua condanna, fu visto spesso giù al dancing.

Da Giuseppone noi rispondevamo dicendo che al ristorante venivano a cena le squadre di calcio al completo (oltre al Napoli, Inter e Milan quando giocavano in trasferta, Totò con Franca Faldini, Rossellini e Ingrid Bergman, Dino de Laurentiis e Silvana Mangano, Amedeo Nazzari e la moglie, Giacomo Rondinella, Nunzio Gallo, e lo stesso Re Farouk con una delle mogli.

Le sere in cui si ballava a Grottaromana automobili americane dai colori improponibili (rosa, azzurro chiaro, senape, arancio, con le immancabili gomme bordate di bianco) sostavano nell'emiciclo di piazza San Luigi accanto a un paio di sparute 600 -che allora in Italia erano un lusso- e venivano circondate, ammirate e contemplate a lungo dai ragazzini.
Erano macchine enormi, che avevamo visto solo nei film.
Anche le auto facevano parte del "sogno americano". Mi ricordo ancora le marche : Chevrolet, Buick, Ford, Cadillac, Chrysler...

Poi il declino, l'abbandono, l'incuria, l'oblio... 
Eppure quel magico tratto di litorale, al di là della sua enorme bellezza, avrebbe così tante storie da raccontare.

Grottaromana in una foto d'epoca grazie a Paolo Nasti


Una Lincoln Premier del 1957


Panorama di Posillipo con Grottaromana in primo piano - archivio Gennaro Improta

Volantino pubblicitario del lido di Grottaromana